Una storia tratta dal libro “101 storie che guariscono” di George W. Burns

Una storia tratta dal libro “101 storie che guariscono.” di George W. Burns

Titolo: il genio scorbutico

Per non violare il copyright e i diritti d’autore dell’opera, riporterò solo alcuni passaggi significativi. Tra le citazioni di uno dei tanti racconti del libro inserirò, a scopo didattico, alcune riflessioni personali sul testo proposto. Ma ci tengo a sottolineare che si tratta di interpretazioni personali, ognuno è libero di leggere i seguenti brani come meglio desidera e, soprattutto, di trovare i significati che gli sono più congeniali. La storia qui trattata parla di un genio della lampada che viene scoperto da una bambina (di cui non si cita il nome). La bambina cammina da sola sulla spiaggia per non sentire l’ennesimo litigio dei suoi genitori. Ma la bambina non trova esattamente il classico genio delle favole. Si tratta invece di un genio molto umano, che ha l’aria di avere molta esperienza “di vita”, un genio che può essere molto simile agli anziani che spesso troviamo nelle case di riposo. L’autore, probabilmente, ha voluto rappresentare una situazione che, al giorno d’oggi, accade in molte famiglie. Spesso, infatti, sono i nonni a tenere unite le famiglie, quando entrambi i genitori, per motivi legati al lavoro, non riescono a badare ai figli. Questo è vero soprattutto in Italia, la gente anziana costituisce il vero welfare del nostro paese, rappresentano un aiuto non solo economico ma anche umano, esperienziale, per le nostre famiglie. Ma ecco qui di seguito la prima citazione:

“Vorrei” disse la bambina “che mamma e papà smettessero di litigare”.
“Uh, desiderio sprecato” disse il genio scontroso.
“Cosa intendi dire?” chiese sconcertata la bambina.
“Tu sei la mia padrona e io posso fare quello che mi chiedi per aiutarti a cambiare, ma non posso far cambiare altre persone solo per farti piacere. Loro fanno quello che hanno scelto di fare.”
La povera bambina prese un’aria desolata e, vedendola così triste, il genio si addolcì un po’. “Ascolta, ti spiego come deve essere un desiderio. Innanzitutto deve essere qualcosa che tu possa realisticamente cambiare e poi deve trattarsi di una cosa che tu vuoi fare e non di qualcosa che tu vorresti gli altri smettessero di fare. Fermare le guerre, la fame o i litigi non mi riesce bene. Sono più bravo ad aiutare la gente a creare la pace, produrre più cibo e andare maggiormente d’accordo.”

Nella prima citazione c’è un invito alla responsabilità delle nostre azioni. Bisogna partire partendo da solide basi facendosi queste domande: Chi sono? Quali sono le mie possibilità? Molto spesso accade che dagli altri riusciamo ad avere solo pochi indizi su chi siamo veramente, sta a noi unire le tessere del mosaico che ci riconduce alla nostra vera identità e quindi alle nostre vere possibilità in questa vita. Penso che ogni adulto, nel rapportarsi con il mondo, e con gli altri debba avere necessariamente in sè un “nocciolo duro”, che rappresenta un condensato di ciò che ha vissuto nella propria infanzia, le risposte che ha ricevuto dagli altri. Spesso accade che le risposte che abbiamo avuto dai nostri genitori, durante l’infanzia, le riproponiamo agli altri, quando siamo adulti. Il genio del racconto quindi invita la bambina a prendere consapevolezza della situazione che sta vivendo in famiglia. Il genio le indica la strada. C’è un invito alla bambina a farsi un strada autonoma che la porterà a rendersi indipendente e adulta in futuro, in questo modo creerà in sè quel “nocciolo duro” che sarà figlio delle sue scelte e dei suoi desideri. Non saranno scelte e desideri che saranno derivati da altri, per esempio dai suoi genitori. E poi c’è la scoperta del proprio ruolo in questa società. Che cosa posso dare io in quanto persona agli altri? Altro aspetto da non trascurare è la volontà, ma ci deve essere anche la passione perchè senza di essa la volontà non dura a lungo. Nessuno è onnipotente, nemmeno il genio. Nessuno ha tanto potere da fermare o determinare grandi eventi ma ognuno può fare la propria parte, nel limite delle proprie possibilità, per determinare un grande cambiamento. Solo uniti si può vincere le grandi sfide della vita.

“Hai pensato al tuo secondo desiderio?”
“Sì” rispose la bambina “vorrei essere felice”.
“Non va bene” rispose il genio.
Di fronte a questa brusca risposta, la bambina restò di stucco. “Che cosa intendi dire adesso?” gli chiese.
“Beh, te lo dico solo perché sei stata gentile con me” rispose lui. “Che ne so io di cosa significhi per te essere felice? Se vuoi esprimere un desiderio, devi essere più precisa. Che genere di pensieri vorrai fare quando sarai più felice? Come ti vorresti sentire? Cosa vorresti fare di diverso rispetto a ora?”
“Beh, vorrei non pensare al fatto che mamma e papà litigano in continuazione.”
“Sbagliato” disse il genio. “Ricordi cosa ti ho detto ieri? E’ meglio esprimere desideri che riguardano ciò che vuoi, e non ciò che non vuoi. Cosa vorresti pensare?”
“Vorrei non vedere l’ora di tornare a casa quando esco da scuola, vorrei divertirmi con i miei amici e fare pensieri allegri.”
“bene, cominci a migliorare” disse il genio. “E allora cosa farai per realizzare i tuoi desideri?”
“Aspetta un attimo” disse la bambina. “Non sei tu il genio? Non dovresti essere tu a far avverare i miei desideri?”

Disse il genio:

“Esaudire i desideri è come qualunque altra cosa. Se smetti di allenarti in uno sport, poi non sei più in forma. Se smetti di studiare, ti dimentichi quello che hai imparato. Se vuoi queste cose, devi fare parte del lavoro per conto tuo.”
“Guarda” continuò “ricordi come camminavi l’altra sera lungo la spiaggia, a testa bassa, tirando calci alla sabbia, tutta assorta nei tuoi pensieri? Che ne dici, la prossima volta che fai due passi in spiaggia, di stare a testa alta, guardare i colori del mare e del cielo, osservare i piccoli tesori restituiti dalla marea, ascoltare il suono delle onde, sentire la sabbia sotto i piedi, sguazzare nell’acqua fredda e goderti quello che succede intorno a te? Mi scoccia molto doverlo ammettere, ma anche i geni sanno che per certe cose non possono fare niente… mentre per altre sì. I nostri pensieri, i nostri stati d’animo e le nostre azioni sono cose che possiamo cambiare. Per riuscirci bisogna provare, provare e riprovare – proprio come dobbiamo esercitarci con le nostre magie per non dimenticare come si fanno”.
La bambina annuì. Sarà pure stato un genio scontroso ma era anche sensibile.
“un’ altra cosa” aggiunse. “Se tu vuoi che questo desiderio si avveri, devi decidere quando farai le cose che lo faranno realizzare. Allora, quand’è che farai qualcosa a riguardo?”
“Stasera andrò a fare un’altra passeggiata” disse la bambina “e farò quello che mi suggerisci”.
E poi lo fece veramente, portandosi la lanterna con il genio dentro lo zaino.

La felicità per me è avere prima di tutto uno scopo e poi condividerlo con gli altri. Alla fine la mia felicità dipende da me, dalle scelte e al valore che do alle mie scelte. Che valore do alle mie scelte, quanto sono decisive per la mia felicità? Ogni età della vita ha le proprie scelte, alcune possono essere più banali, altre possono essere più importanti. Come condividiamo le nostre scelte con le persone che ci sono care? Credo che stia tutta qui la questione che può determinare non solo la propria felicità ma anche quella dei propri cari. Il genio invita a cogliere l’attimo, che non è un semplice invito a fare ciò che si vuole tirando a campare, alla giornata, quanto piuttosto è un invito a dare valore al proprio tempo e a quello delle persone che ci sono vicine. Stare in ascolto delle persone e di ciò che ci circonda può essere un inizio, sono inviti al silenzio, all’ascolto che sono fondamentali per incrementare la propria creatività e per capire meglio gli altri, per stare meglio in empatia con gli altri. Imparare ad utilizzare il tempo, dare valore al proprio tempo, significa imparare ad “essere ascolto” nei confronti degli altri, provando a dimenticare quello che è il mio pregiudizio. In questo modo si riuscirà ad essere più sensibili nei confronti degli altri e a sviluppare la necessaria comprensione e un sano perdono nei confronti di quelle situazioni che in quel momento ci possono sembrare di difficile comprensione come le liti in famiglia. Si sviluppa empatia, si impara a capire meglio le ragioni degli altri, a capire perchè questi ultimi scelgono di comportarsi in un certo modo. E’ una comprensione legata al cuore. Anche il cuore è un muscolo è va allenato come gli altri, come dice il genio.

Ecco l’ultima citazione della breve storia:

“Vorrei che rimanessi sempre con me e che continuassi a esaudire i miei desideri.”
“Buon tentativo” disse il genio, e la bambina per la prima volta lo vide ridere.” Non puoi desiderare qualche cosa che è impossibile ottenere. Io posso esaudire solo tre desideri, questo era l’accordo. Ma se tu farai quello che già hai fatto, sarà bello come avermi con te per il resto della tua vita. Non c’è motivo per fermarti a tre desideri. Ricorda: avere dei desideri è una buona cosa. E’ una buona cosa guardare avanti e volere che le cose migliorino. Ma ciò che desideri e ciò che vuoi deve essere realistico. Deve essere qualcosa che ti è possibile ottenere. E’ utile essere precisi, dire esattamente ciò che si vuole specificando il modo di pensare, di sentire e di fare le cose. E poi, non ti dimenticare di decidere quando mettere in pratica ciò che desideri. Lascia che ti confidi un segreto del mestiere: le tre domande che un genio deve fare a se stesso prima di poter esaudire un desiderio. Bisogna chiedersi: che cosa voglio fare? Come posso realizzarlo? Quando lo farò?
La bambina si chinò e abbracciò il vecchio mago brontolone. Un senso di tenerezza illuminò i suoi occhi, il calore di un sorriso increspò gli angoli della sua bocca e – puf! – scomparve dentro alla sua lanterna.

Spesso i desideri più belli sono quelli che si legano alle persone che conosciamo, ai nostri cari, perchè sono desideri non egoistici ma condivisi. Un desiderio da dedicare al prossimo è un modo per allenarci a stabilire dei desideri più realistici e sono i desideri più belli perchè accompagnano i bambini fin dalla loro infanzia. Questo tipo di desiderio condiviso appartiene al bambino che ha come obiettivo di fare contenti i propri genitori. Ed è proprio questa la lezione di cui dobbiamo ricordarci anche da adulti. Non dobbiamo perdere la capacità di dedicare i nostri desideri al prossimo, come insegna anche la religione cristiana. I bambini per sè desiderano grandi cose ma quando si tratta di condividere qualcosa con i loro genitori sanno desiderare cose concrete, semplici. Mangiare una pizza insieme, giocare insieme, cose normali. Anche quando siamo adulti dovremmo desiderare cose semplici con i nostri/e compagni/e di vita, mariti o mogli. I desideri sono fattibili quando sono legati ad uno scopo determinato,che presenta l’aspetto di una strada da percorrere, fatta di diverse tappe. E’ questo tipo di scopo che scandisce il tempo dei nostri desideri, come il ritmo che scandisce le note musicali di una canzone. Specificare il modo di pensare, di sentire e di fare le cose è utile per stabilire il proprio progetto di vita, che parte dai nostri desideri. Quindi, per avere una chiarezza dei nostri desideri si deve essere certi della propria identità. Avendo ben chiara la propria identità si può evitare di entrare troppo in confluenza con gli altri e quindi si impara ad avere rispetto dei propri limiti e di quelli altrui. E’ importante coltivare desideri concreti perchè siamo nati in questo mondo, dove ogni talento richiede di essere coltivato. Quando il desiderio si abbina al talento, ecco che possiamo dare concretezza ai nostri sogni, perchè mentre il talento è un qualcosa che fa parte di noi fin dalla nascita, il desiderio se abbinato al talento diventa presa di consapevolezza delle nostre capacità. Solo così si potrà avere maggiore sicurezza nei propri mezzi.

I brevi stralci sono tratti
dal libro “101 storie che guariscono” edito della Ericksson , dell’autore George W. Burns

Una storia tratta dal libro “101 storie che guariscono” di George W. Burnsultima modifica: 2019-05-21T23:13:57+02:00da giamesca22981
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